Propriocezione, questa sconosciuta

Propriocezione, questa sconosciuta

Da sempre ci è stato insegnato che il nostro organismo è dotato di 5 sensi, in realtà se dovessimo definire un “sesto senso” questo coinciderebbe con la propriocezione.
Questo particolare tipo di percezione è molto complesso e possiamo affermare tranquillamente che pervade ogni aspetto e azione della nostra esistenza; definire cosa è la propriocezione non è mai semplice in quanto comprende tutta una serie di funzioni dell’organismo che insieme generano questa straordinaria abilità.

Il modo forse più immediato per definire la propriocezione è attraverso un esempio: chiunque sarebbe in grado di dire se il proprio ginocchio è piegato o esteso senza guardarlo, ebbene questa consapevolezza del proprio corpo e in particolare della posizione spaziale e dello stato articolare rende piuttosto bene l’idea di cosa sia la propriocezione.

Questa capacità ci informa non solo della posizione delle articolazioni, ma anche del grado di contrazione dei nostri muscoli; attraverso i recettori propriocettivi (fusi neuromuscolari, organi del Golgi, corpuscoli del Pacini e di Ruffini) vengono inviati costantemente dei segnali al midollo, al tronco encefalico e al cervelletto.

Tali segnali forniscono al sistema nervoso informazioni riguardo lo stato dell’articolazione e riguardo lo stato muscolare (lunghezza, tensione), a questo segue una costante risposta attraverso i riflessi propriocettivi; il nostro organismo è perciò in grado di modulare in tempo reale le sue funzioni motorie in risposta agli stimoli.

La propriocezione è intimamente legata al concetto di postura e regola l’equilibrio e i movimenti del corpo umano, essa è dunque una capacità essenziale e come tale va preservata, allenata e riabilitata quando necessario.
Una disfunzione propriocettiva implica una risposta non adeguata dell’organismo in termini di movimento e posizione, normalmente a causa di traumi o patologie del sistema nervoso; il miglior modo per allenare questa abilità è creare (in ambiente controllato) le dovute difficoltà al nostro organismo in modo tale che esso sia “costretto” ad utilizzare il meccanismo propriocettivo.

Questo vuol dire che gli esercizi proposti dal terapista saranno mirati alla destabilizzazione in maniera da lavorare su equilibrio, modulazione della contrazione muscolare e padronanza del gesto.

La progressione e la gradualità dell’esercizio sono di fondamentale importanza durante il trattamento, inizialmente il paziente dovrà concentrarsi sul gesto per comprendere tutte le varianti in gioco, man mano tale gesto motorio verrà assimilato e si tramuterà in una risposta automatica.

Un esempio adatto è il guidare una macchina; durante le prime fasi è necessario concentrarsi su ogni singolo aspetto (pressione sul pedale, cambio, volante), con la pratica tutte queste singole componenti della funzione “guidare” risponderanno in modo automatico, rendendo il gesto fluido e meno “pesante” dal punto di vista corticale.

Esistono molte tipologie di esercizi propriocettivi, con o senza l’ausilio di attrezzi e che coinvolgono o meno l’equilibrio (cuscini/tavolette propriocettive, metodo Perfetti ecc.), il solo gesto motorio effettuato ad occhi chiusi è già un buon allenamento.
Il concentrarsi sul movimento automaticamente determina un lavoro propriocettivo, quindi effettuare un semplice gesto come afferrare un oggetto con la mano può essere un buon esercizio se eseguito con concentrazione, senza l’ausilio della vista e pensando a tutte le fasi del movimento.

L’obiettivo del lavoro propriocettivo è renderci consapevoli di quello che fa il nostro corpo e di come lo fa; ad un dato stimolo corrisponde una reazione e questa deve essere proporzionata, controllata e rapida.
Alcuni esercizi sono molto semplici e possono essere eseguiti da tutti senza particolari difficoltà, altri invece richiedono necessariamente la supervisione del terapista.

Esercizi con tavolette, cuscini propriocettivi, balance board ecc.
La progressione con il carico è la chiave. Si inizia con poco carico e man mano si aumenta, fino a padroneggiare l’esercizio senza appoggi a con carico completo.

Esercizi sul lettino
In questo caso cerchiamo di ridurre gradualmente la base d’appoggio fino a padroneggiare l’esercizio mantenendo la posizione anche sotto spinte destabilizzanti da parte del terapista.

Concludendo, esistono molti modi per lavorare sulla propriocezione, esercitando al tempo stesso l’equilibrio o lavorando esclusivamente sulle caratteristiche della risposta muscolare; l’importante è iniziare gradualmente e complicare la tipologia di esercizio quando necessario.

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