Empatia e riabilitazione

Empatia e riabilitazione

La riabilitazione non è (fortunatamente) un processo meccanico e standardizzato; siamo umani e ogni nostra azione, per quanto meccanica possa apparire, è comunque influenzata dalla sfera psichica.

Il rapporto e l’interazione tra il terapista e il paziente sono elementi fondamentali che vanno analizzati e considerati poichè influenzano moltissimo l’efficacia del processo riabilitativo. 

L’empatia è la capacità di immedesimarsi nell’altro “di mettersi nei suoi panni” e questa è una componente fondamentale del processo riabilitativo.

Il rapporto paziente-terapista è il substrato della riabilitazione e può amplificare o ridurre l’efficacia stessa del trattamento, se infatti uno stato patologico nasce da un disturbo fisico questo tuttavia coinvolgerà necessariamente anche la sfera psicosociale del paziente. 

Il fisioterapista, prima di trattare un qualsiasi tipo di disturbo, deve innanzitutto entrare in contatto con il paziente e cercare di comprendere il suo stato d’animo; questo processo, che non è unidirezionale, influenzerà il percorso verso la guarigione.

Il meccanismo in questione fornisce al paziente la fiducia necessaria nel terapista e fornisce al terapista la percezione del disagio/dolore provato dal paziente; attenzione però a non lasciarsi trasportare, la psiche umana può giocare brutti scherzi.

A volte il terapista può lasciarsi coinvolgere eccessivamente dalla sfera morale del paziente, perdendo di vista l’obiettivo del trattamento; in questo modo a risentirne sarà non solo l’efficacia del trattamento stesso ma anche la vita “extralavorativa” dell’operatore.

A volte il paziente può entrare in una sorta di “dipendenza” dal terapista, indipendentemente dalla necessità reale, inoltre, l’eccesso di fiducia può far perdere l’obiettività sui risultati ottenuti dal processo riabilitativo.

Qual è dunque il giusto modo di impostare il rapporto paziente-terapista?

Innanzitutto è essenziale da parte del terapista modellarsi e variare approccio in base alle caratteristiche del paziente; non sarebbe appropriato rapportarsi ad un ragazzo di 20 anni operato al legamento crociato anteriore allo stesso modo con cui si interagisce con un paziente anziano affetto da una patologia neurologica, inoltre bisogna considerare tutte le varianti relative al carattere della persona, alla situazione familiare, economica ecc.

Per quanto riguarda invece il punto di vista del paziente, è importante che quest’ultimo riconosca nel terapista una figura professionale di cui fidarsi, ma tenendo di vista al contempo l’obiettivo, le fasi e i risultati del trattamento.

La guarigione o il miglioramento desiderato passano prima di tutto attraverso il paziente stesso.

Una parte del successo del trattamento è rappresentata proprio dal ridurre man mano la dipendenza dal terapista. 

Si commette un grande errore quando si considera il corpo come una macchina, fortunatamente non è così, il nostro organismo infatti è una splendida unione tra elementi fisici complessi e elementi psichici ancora più complessi; ognuno influenza l’altro e questo concetto può essere paragonato a quello della “postura”.

Spesso un problema al piede può avere ripercussioni sulla cervicale così come un problema fisico può avere effetti sulla psiche e viceversa.

Entrando nel merito della terapia domiciliare, il discorso diventa ancora più rilevante; quando si entra a casa di qualcuno per effettuare una prestazione riabilitativa, inevitabilmente si entra in una sfera privata, personale.

Il processo di guarigione, miglioramento o mantenimento parte prima di tutto dalla mente… sia del paziente che del terapista

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